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Alberobello, il paese delle fate.


Visitare Alberobello è come fare un tuffo in un mondo fatato, dove le case con il tetto a punta (spesso dipinto con segni magici e a volte religiosi) fanno da cornice ad un'atmosfera magica e surreale.

Patrimonio mondiale dell'umanità dal dicembre del 1996, nasce nel 1635 grazie al conte Giangirolamo Acquaviva d'Aragona che chiamò la gente dei vicini paesi per permettergli di colonizzare la sua "Selva".

Le abitazioni venivano costruite "a secco" per permettere di poterle abbattere velocemente in caso di ispezioni regie, evitando così di versare tributi al Viceré di Napoli. Nel 1797, un gruppo di coraggiosi Alberobellesi, esausto di vivere in condizioni di precarietà, chiese al re Ferdinando IV di Borbone di concedere le istituzioni comunali, così da poter diventare Città regia: il re accettò e il 27 maggio 1797 un decreto fece diventare il paesino l'attuale Alberobello.

Questo nome così "simpatico" nasceva dalla presenza di una maestosa quercia che si trovava nella Selva, talmente bella e di imponenti dimensioni, che venne usata per lo stemma della città: l'albero sulla cui chioma volano due colombe mentre ai piedi viene raffigurata la lotta fra un cavaliere (simbolo di libertà) e un leone (sinonimo dei feudalità).

Passeggiando per le vie del paese, strette e colorate grazie ai tanti fiori e ai tanti negozietti artigianali, si è quasi costretti a camminare con il naso all'insù per osservare i simboli che vengono tracciati in calce sui coni del tetto.




Ci sono segni di origine astrologica che possono raffigurare:

  • la casa zodiacale del padrone di casa

  • talismani di scongiuro

  • amuleti

segni di origine animale:

  • aquila, simbolo d'impero

  • gallo, simbolo di vittoria

  • cavallo, totem sacro a Marte vincitore

  • bue, animale sacro

  • serpe, Dea fortuna












































A completamento di questa bellissima architettura, il tetto viene rifinito con i pinnacoli, manifestazione scultorea dell'arte contadina, di cui il più antico è senza dubbi il disco (la carozzola), sormontato da una pietra conica o piramidale. Il pinnacolo conferisce al cono la sagoma più slanciata.



Inizialmente il trullo, così chiamato, era un'abitazione temporanea e veniva eretto per dare rifugio ai pastori che pascolavano il gregge, o per i “cozzari”, ovvero coloro che coltivavano la terra del padrone, potevano avere un posto dove dormire e tenere gli attrezzi del campo; infatti era costruito con una sola stanza.


La spessa muratura portante, a sacco e non particolarmente alta, era formata da pietre non squadrate, poste in maniera grossolana e senza alcun legante. Nelle costruzioni più recenti le pietre adoperate sono, al contrario, squadrate, regolari e ben disposte. Il notevole spessore murario e la particolare tipologia costruttiva creavano e creano tutt'ora un equilibrio termico all’interno dell’abitazione.

Il tetto definito a "trullo" è composto da anelli concentrici di pietra, disposti leggermente verso l’interno, su ciascuno di essi poggia quello sovrastante, di diametro minore e così via fino alla chiusura.

Visitare Alberobello è davvero un'esperienza bellissima, soprattutto la sera quando le piccole luminarie piccole e le botteghe aperte trasformano la cittadina nel magico paese delle fate.



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